
Uesti album (6 cd....un tesoro che custodirò senza confondere le copertine...giuro)conferma uello che ho sempre pensato di Dori Ghezzi ….una donna che alla morte del suo amato ha fatto di tutto per farlo vivere ancora..... con la sua voce….a tal punto che ha fatto demasterizzare gli album per lasciare intatta la voce del suo uomo,la voce...già....ascoltare il tono originale con cui racconta sensazioni e emozioni in comune a “tutti” gl’esseri “umani”….non so come spiegare….io non ci vedo “solo” business…….ascoltarlo è come riacciuffare tutti i momenti della tua vita senza vedere errore alcuno nè in te nè in nessuno.... ma solo tanta umanità....ho imparato più dai suoi testi che da tutti gl'insegnamenti del "mondo"....a me fa uesto effetto.
6 suoi cd originali nelle emozioni sono una scuola indispensabile in uesto periodo....è incredibile come sono diversi i suoni dei testi in uesti cd...sebbene li conoscessi già.....sono dal "vivo" non riesco a spiegare.....aridajè
Recitativo (due invocazioni e un atto d’accusa)
Corale (Leggenda del Re infelice)
Uomini senza fallo,semidei che vivete in castelli inargentati che di gloria toccaste gli apogei noi che invochiam pietà siamo i drogati.
Dell’inumano varcando il confine conoscemmo anzitempo la carogna che ad ogni ambito sogno mette fine:che la pietà non vi sia di vergogna.
C’era un re
che aveva
due castelli
uno d’argento
uno d’oro
ma per lui
non il cuore
di un amico
mai un amore né felicità
Banchieri,pizzicagnoli,notai, coi ventri obesi e le mani sudate coi cuori a forma di salvadanai
Noi che invochiam pietà fummo traviate.
Navigammo su fragili vascelli per affrontar del mondo la burrasca ed avevamo gli occhi
troppo belli:che la pietà non vi rimanga in tasca.
Giudici eletti,uomini di legge noi che danziam nei vostri sogni ancora siamo l’umano desolato gregge di chi morì con il nodo alla gola.
Uanti innocenti all’orrenda agonia votaste decidendone la sorte e uanto giusta pensate che sia una sentenza che decreta morte?
Un castello
lo donò
e cento
e cento amici trovò
l’altro poi
gli portò
mille amori
ma non trovò
la felicità.
Uomini cui pietà non convien sempre male accettando il destino comune,andate,nelle sere di novembre,a spiar delle stelle al fioco lume,la morte e il vento,in mezzo ai camposanti,muover le tombe e metterle vicine come fossero tessere giganti di un domino che non avrà mai fine.
Uomini,poiché all’ultimo minuto non vi assalga il rimorso ormai tardivo per non aver pietà giammai avuto e non diventi rantolo il respiro:sappiate che la morte vi sorveglia gioir nei prati o fra i muri di calce,come crescere il gran guarda il villano finchè non sia maturo per la falce.
Non cercare la felicità
in tutti uelli a cui tu
hai donato
per avere un compenso
ma solo in te
nel tuo cuore
se tu avrai donato
solo per pietà
per pietà
Fabrizio de Andrè