La famiglia di Donna Ritella



I miei antenati…discendiamo da un Marchesato.

C’era una volta una coppia di innamorati che viveva in un paese dove non ci riconosceva dal cognome ma dall’appartenenza…”A ciàapparten"? Leonardo apparteneva alla famiglia dei Raganella,Teresa alla famiglia D’ Ziquidd.

Entrambe le famiglie erano di origini contadine, Raganella si era sposata con un Bizzoco che aveva abdicato alla professione di contadino da generazione tramandata a tutti gl’appartenenti della famiglia e aveva sposato la “bambola” mia nonna, che aveva due tette enormi che portava gelosamente nascoste… ma la grazia del suo modo di portarle e il suo viso da americana anni 40 le avevano fatto dare dai paesani questo bel soprannome,Giuseppe invece amava suonare il violino con suo fratello Giovanni appena tornato dall’America e andavano in giro suonando serenate su commissione sotto le finestre dell’innamorata di turno,l’unico dissidio tra i due fratelli erano gli strumenti,s’incazzavano sempre perché Giovanni suonava il banjo e per Peppin che suonava il violino era sempre una gran corsa stargli dietro! La frase storica di Giovanni a Peppin quando s’incazzavano era:Uagliò?Cà jè so vist ù mar blu!Per chi aveva attraversato l’oceano per andare a cercare fortuna e aveva visto sbucare la statua della libertà dalla nebbia c’era una specie d’immunità contro i nervosismi,dai racconti che sentivo gl’emigrati erano persone sagge e coraggiose,diverse perché si erano ribellate a quello che la vita gli aveva imposto,e la lotta tra Peppin e Giovanni era davvero ardua,perché anche se Peppin non aveva visto il mare blù anche lui era un diverso,con la differenza che stava cambiando la sua vita senza emigrare…e a quei tempi era molto peggio.


Peppin andava ogni sera di nascosto a trovare la sua Bambola,di nascosto s’intende perché i tempi non permettevano a chi si amava di farlo liberamente,almeno in paese ,Mariuccia veniva anche lei da una famiglia di origini contadine,era orfana di padre che era morto colpito da un fulmine in campagna vicino ad un trullo,terreno che ancora oggi è di proprietà della mia famiglia,fulminato il padre e il mulo.
Quel giorno ci fù un forte temporale,erano andati in campagna per la raccolta delle mandorle,Leonardo e i figli maschi sul carretto trainato dal mulo, il mio bisnonno fece giusto in tempo a far riparare i figli nel trullo e mentre stava facendo entrare il mulo un fulmine mise fine al suo percorso terreno e deviò quello della sua famiglia.

Sabina,la mia bisnonna si ritrovò vedova con 7 figli da crescere,5 maschi e due femmine,non ci sono grandi racconti di questa donna,se non che avesse un grande spirito,talmente grande da non essersi mai più risposata,ha cresciuto da sola i 7 figli tra mille difficoltà,ma sempre con tanto onore e dignità,tanto che una sera un figlio si ritirò tardi,zì Colett,e appena entrato in casa andò incontro a viso aperto alla ciabatta della madre che gliela scaraventò sul viso con tutta la forza che aveva,aggiungendo:Nan t’ sì permettenn chìeù a reterart a kess orarie,perciè m’ nescieun avà deiscè cà sit malmand perciè vè murt attànd!
E zio Coletto non ha mai dimenticato quella promessa travestita da minaccia perché ogni mattina quando si guardava allo specchio la ferita glielo ricordava implacabilmente…è morto con quella cicatrice,non si è mai rimarginata del tutto.

Di questa responsabilità dell’essere orfani ne erano tutti consapevoli e le femmine ancora di più.
Mia nonna mi raccontava che quando era giunta in età da marito le fecero recitare un’antica preghiera dove ad un certo punto le veniva mostrato una specie di enorme pergamena con tante fotografie di ragazzi,e una voce le indicava una ad una tutte le fotografie elencando i vari pregi,difetti e durata della vita degli stessi,suggerendole chi era la persona giusta per lei, quella con cui avrebbe vissuto nel miglior modo possibile,in armonia,in dolore si,ma sempre molto vicini l’uno all’altro,le aggiunse anche che non era sicuramente un gran bel pezzo di giovane,quello che oggi chiamiamo “gran figo”,anzi,era basso,al mio paese si dice “cùrt”,era senza lavoro,andava facendo serenate e aveva anche un naso molto grande…ma,era tanto buono e spiritoso e la vita li avrebbe aiutati.

Mariuccia rimase delusa nel vedere il prescelto,ma siccome era una ragazza che aveva sofferto tanto nella vita per la morte del padre,decise che era meglio non sfidare il destino solo perché non lo vedeva bello fuori, e poi, sposare qualcuno che l’avrebbe fatta soffrire o peggio ancora, come per alcuni indicati nelle foto rimanere pure vedova…non era proprio il caso.

Decisero di sposarsi anche se il lavoro di Peppin era precario,(e meno male che non hanno aspettato,ancora oggi lo è) lavorava all’acquedotto,ogni mattina si metteva in fila con gl’altri trenta operai e in bicicletta raggiungevano il posto di lavoro,tutto pur di non andare in campagna a fare il contadino nei suoi terreni.

Quella mattina la fortuna passò davanti a tutti, dal primo della bicicletta all’ultimo che era Peppin, lui era un comodo,sapeva come prendersi la vita,non sbraitava per stare al primo posto,aveva in se come una certezza che tutto accade se deve accadere,e così anche nella fila occupava volentieri l’ultimo posto,almeno non era costretto a pedalare velocemente per non farsi tamponare da chi veniva dietro,poteva pedalare in tranquillità fischiettando,era bravissimo a fischiare sembrava un usignolo.

Era mattino presto quando la fila di operai passò davanti ad una bella macchina ferma sul ciglio della strada e l’autista con divisa nera e tanto di cappello cominciò a chiedere al primo operaio:Scusi,ho bisogno di un grande favore,può prestarmi la bicicletta?La macchina non cammina più e il sig Bellomo ha un importante riunione al palazzo della provincia” e il primo operaio rispose:Amà scì a fadegà” e tirò dritto.Il povero autista supplicò tutti gli operai ma tutti continuando a pedalare gli rispondevano che non era possibile.Fino a che arrivò a Peppin,che si fermò,scese dalla bicicletta e spiegò che gli avrebbe voluto tanto fare quel favore,ma la bicicletta era l’unico mezzo che gli permetteva di guadagnarsi la giornata,a quel punto l’autista mise le mani in tasca per dargli dei soldi,ma il nonno lo fermò dicendo:Non voglio soldi,se il signore che è in macchina è un pezzo grosso della provincia come dice lei potrà giustificare la mia assenza dal posto di lavoro.A quel punto si aprì la portiera dell’automobile e uscì un signore molto distinto,si presento e chiese al nonno come si chiamava e il nonno disse:Giuseppe Bizzoco,ma tutti mi chiamano Peppin;il signore disse”Bizzoco,non ti preoccupare,penserò io a giustificarti”.Il nonno prestò la bicicletta all'autista che si allontanò in tutta fretta per chiedere soccorso,e il sig Bellomo invitò il nonno a salire in macchina nell’attesa del ritorno dell’autista.
Parlarono di varie cose,ma principalmente il sig Bellomo voleva sapere della vita di Peppin,l’ora trascorsa insieme passò velocemente...quando fù il momento di congedarsi Bellomo disse al nonno:”Peppino,tu non sai quanto ti sono grato per la gentilezza che hai dimostrato nel capire la mia necessità,tieni,questo è il mio biglietto da visita,se mai un giorno tu dovessi avere bisogno chiamami senza esitare”.

Mio nonno montò in sella alla bicicletta e si diresse sempre con molta calma sul posto di lavoro,quando arrivò tutti gl’operai gli dettero del fesso per aver perso una giornata di lavoro per fare un favore a quel riccone che si guadagnava i soldi senza il sudore della fronte,ma Peppin come era solito fare quando c’era una discussione preferiva passare per fesso piuttosto che litigare come un fesso,per lui la gentilezza veniva prima di tutto,la sua era una famiglia conosciuta come timorati di Dio e rendersi utile non era un insegnamento che applicava solo alle persone povere o della sua classe operaia,lui era convinto che tutto quello che si fa nella vita ritorna sempre nel bene e nel male,così si fece mettere in mezzo senza per questo sentirsi umiliato.

Quando finì la giornata di lavoro tornò a casa dove lo aspettava “la mia moglie” come scherzosamente chiamava la sua Mariuccia,raccontò a Mariuccia l’accaduto e lo stupore di mia nonna rasentò l’infarto:Come?Hai conosciuto... e sei stato in macchina con il Presidente della Provincia e non gli hai chiesto un lavoro? Peppin ma cè dè t’ n’ sì scèut?
Raramente andavano d’accordo,e quando si trovano su un’idea era unicamente per la strategia che usava Peppin per non litigare,lui diceva che il segreto per andare d’accordo in una coppia era prendersi il carattere,e questo richiedeva uno sforzo maggiore da parte almeno di uno dei due,che durante la discussione doveva frenare la lingua e ritardare quello che voleva dire riservandola ad un’altra occasione,e cioè quando l’altro si era calmato perché altrimenti”s’incazz jed,m’incazzeche jiei cià mà chembenà?”
E così fece anche quella sera,non contraddisse la sua Mariuccia,le disse che in ogni caso ogni buona azione avrebbe portato la giusta ricompensa,ma Mariuccia non era tanto convinta che la gentilezza ripagasse sempre.Senza che la porto per le calende Greche mio nonno da lì a un anno terminò il contratto di lavoro con l’acquedotto,e si ricordò del Signore a cui aveva fatto un gran favore,decise che sarebbe andato al palazzo della provincia a Bari per vedere se poteva aiutarlo.Si vestì di tutto punto,giacca e cravatta e arrivò davanti alla scalinata del palazzo della provincia, mentre stava per entrare fu fermato dall’usciere che gli chiese cosa desiderava,e il nonno disse che doveva incontrare il Sig Bellomo,l’usciere chiese se aveva un appuntamento e il nonno barò e rispose di si, l'usciere gli fece cenno di seguirlo e si incamminò verso l’ufficio del sig Bellomo,mio nonno quando doveva raccontare il momento in cui l’usciere disse :”C’è un certo Bizzoco Dottore” alzava la voce di dieci ottave:”FATELO ENTRARE SUBITOOOOO”…A distanza di sessantanni provava sempre la stessa emozione quando raccontava dell’accoglienza che gli riservò il sig Bellomo.

Entrò nell’ufficio, Bellomo fece accomodare il nonno e gli disse:Allora Bizzoco dimmi tutto? E il nonno gli disse che aveva terminato il contratto con l’acquedotto e voleva sapere se poteva aiutarlo a trovare un lavoro.Bellomo si chinò verso i cassetti della scrivania tirò fuori alcuni libri,glieli mise sulla scrivania e disse:Allora Bizzoco,studia come si fa la bitumazione e io ti faccio diventare Capocantoniere.

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