Si sposò cinue volte una delle sue mogli fu Isadora Duncan e l'ultima moglie fu la nipote di Tolstoj....visse gli ultimi anni della sua vita -prima di suicidarsi nel 1925 -con un uomo a cui dedicò l'ultima poesia:
A presto,amico mio,a presto.
Mio caro, sei nel mio cuore.
uesta partenza predestinata
Promette che ci incontreremo ancora.
A presto, amico mio,senza mano,senza parola
Nessun dolore e nessuna tristezza dei sopraccigli.
In uesta vita,morire non è una novità,
ma di certo,non lo è nemmeno vivere.
I suoi scritti non furono graditi dal Cremlino durante il periodo della dittatura di Stalin e il governo di Khruscev che mise all'indice gran parte dei suoi scritti,solo nel 66 parte delle sue opere fu ripubblicata. Oggi le sue poesie vengono imparate a memoria dai "bambini" a scuola e molte sono state musicate in canzoni popolari.

Confessioni di un teppista
Non tutti son capaci di cantare e non a tutti è dato di cadere come una mela, verso i piedi altrui. È questa la più grande confessione che mai teppista possa confidarvi.Io porto di mia voglia spettinata la testa,lume a petrolio sopra le mie spalle.Mi piace nella tenebra schiarire lo spoglio autunno delle anime vostre;e piace a me che mi volino contro i sassi dell'ingiuria,grandine di eruttante temporale.Solo più forte stringo fra le mani l'ondulata mia bolla dei capelli.È benefico allora ricordare il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,e che mi vivono da qualche parte padre e madre, infischiandosi del tutto dei miei versi, e che a loro son caro come il campo e la carne, e quella pioggia fina che a primavera fa morbido il grano verde.Per ogni grido che voi mi scagliate coi forconi verrebbero a scannarvi.Poveri, poveri miei contadini! Certo non siete diventati belli,e Iddio temete e degli acuitrini le viscere.Capiste almeno che vostro figlio in Russia è fra i poeti il più grande!Non si gelava il cuore a voi per lui,scalzo nelle pozzanghere d'autunno?Adesso va girando egli in cilindro portando le scarpe di vernice.Ma vive in lui la primigenia impronta del monello campagnolo.Ad ogni mucca effigiata sopra le insegne di macelleria si inchina da lontano.Ed incontrando in piazza i vetturini ricorda l'odore del letame sui campi,pronto, come uno strascico nuziale,a reggere la coda dei cavalli.Amo la patria. Amo molto la patria!Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,e nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.Teneramente malato di memorie infantili sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.Come a scaldarsi al rogo dell'aurora s'è accoccolato l'acero nostro.Ah, salendone i rami quante uova ho rubato dai nidi alle cornacchie!È sempre uguale, con la verde cima?È come un tempo forte la corteccia?E tu, diletto,fedele cane pezzato!Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,e trascinando vai per il cortile la coda penzolante,col fiuto immemore di porte e stalla.Come grata ritorna quella birichinata:uando il tozzo di pane rubacchiato alla mia mamma, mordevamo a turno senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.Fioriscono gli occhi in viso simili a fiordalisi fra la segala.Stuoie d'oro di versi srotolando,vorrei parlare a voi teneramente.Buona notte! buona notte a voi tutti!La falce dell'aurora ha già tinnito fra l'erba del crepuscolo.Voglio stanotte pisciare a dirotto dalla finestra mia sopra la luna!Azzurra luce, luce così azzurra!In tanto azzurro anche morir non duole.E non mi importa di sembrare un cinico con la lanterna attaccata al sedere!Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,mi serve proprio il tuo morbido trotto?Io, severo maestro, son venuto a celebrare i topi ed a cantarli.L'agosto del mio capo si versa quale vino di capelli in tempesta.Ho voglia d'essere la vela gialla verso il paese cui per mare andiamo.
(S.Esenin)